Birra: più cautela sui benefici, è una bevanda alcolica!

Birra: più cautela sui benefici, è una bevanda alcolica! Una birra fresca, bionda, con la schiuma bianca fine e persistente è quanto desidero in questo preciso momento in cui sto leggendo di miti e informazioni scientifiche su questa bevanda.
Il mercato della birra è cresciuto: in Italia le vendite sono aumentate del 10,6% nel 2017, rispetto all’anno precedente.
Chissà in che percentuale sono cresciute le false notizie e le informazioni sommarie senza base scientifica!
Con molta probabilità non di poco visto che di falsi miti sulla birra se ne parla dal 2012 : quell’anno il 6th Beer and Health Symposium fu intitolato “From myths to science”.
Il primo punto affrontato già 6 anni fa riguardava la salute del cuore di chi consuma la birra.

La birra fa bene, anche al cuore?!?

In questa affermazione c’è almeno un controsenso: la birra è una bevanda alcolica!
Questo punto è importante perché la relazione tra l’elevato consumo di alcol e l’aumento del rischio di soffrire di malattie cardiovascolari anche gravi è ben descritto dalla letteratura scientifica.
In merito ai benefici delle bevande alcoliche sulla salute cardiovascolare sono stati pubblicati alcuni studi preliminari (si faccia caso a questo termine “preliminari”) che sembravano indicare un qualche beneficio per i consumatori di piccole quantità di alcol. Analisi successive hanno identificato con chiarezza i limiti di questi risultati, non confermati.
E tutto questo senza considerare che la stessa IARC, International Agency for Research on Cancer, suggerisce nel punto 6 del Codice Europeo: “Se bevi alcolici di qualsiasi tipo limitare il consumo.” E conclude: “per ridurre il rischio di soffrire di malattie tumorali è preferibile evitare di bere alcolici”.

Quantità massima giornaliera

Più solida nella conclusioni è un’analisi pubblicata in aprile 2018 sulla rivista The Lancet. Il razionale della ricerca è l’identificazione di una soglia di sicurezza nel consumo di alcol. La consapevolezza che “bene non fa” appartiene a tutte le linee guida dei diversi stati, ma posto che vai soglia che trovi:
“Le linee guida per il consumo di alcol variano in tutto il Mondo. Negli Stati Uniti, ad esempio, il limite superiore è di 196 g di alcol a settimana per gli uomini e 98 g per le donne. Raccomandazioni analoghe si applicano in Canada e Svezia. Al contrario, le linee guida in Italia, Portogallo e Spagna raccomandano limiti di quasi il 50% più alti. All’altro estreme, le linee guida del Regno Unito che raccomandano limiti pari a quasi la metà di quelli delle linee guida statunitensi.”
Tale variazione potrebbe riflettere l’incertezza sulle conseguenze specifiche, comprese quelle correlate alle malattie cardiovascolari.
La soglia di sicurezza identificata è pari a 100 g di alcol alla settimana: limitarsi a questa quantità riduce al minimo il rischio di mortalità per tutte le cause.
L’analisi che ha condotto a questi risultati è di tutto rispetto: i dati riguardano ben 599 912 persone. Gli stessi autori mettono anche in risalto i limiti da superare con successive analisi, come ad esempio l’auto registrazione del consumo individuale di alcol.

Quanta birra alla settimana?

Prima di fare i calcoli una dovuta precisazione: il limite è espresso in quantità di alcol settimanale perché nel conteggio ognuno deve tener conto anche del vino o degli eventuali aperitivi alcolici.
Comunque sia veniamo al conto:
di quello che beviamo conosciamo il grado alcolico, per una birra potrebbe essere il 5%. Questo valore aiuta a trovare i millilitri di alcol contenuto in un litro della bevanda alcolica:
1 litro = 1000 ml, dove ml sta per millilitri
1000 ml x 5% = 1000 ml x 5/100 = 1000 ml x 0.05 = 50 ml
Quindi: in un litro della birra con grado alcolico 5 %, ci sono 50 millilitri di alcol.
Considerato che 1 millilitro di alcol pesa 0.8 g, è possibile ricavare il peso in grammi di 50 ml di alcol, cioè:
50 x 0,8 = 40 g
Dunque, un litro di una birra al 5% contiene 40 grammi in peso di alcol puro.
La soglia è 100 g di alcol alla settimana: cioè 2 litri e mezzo di birra al 5%, ma la metà di vino con un grado alcolico pari a 11%, come, ad esempio, un bianco frizzante comune.

Bibliografia e sitografia

– Gli italiani scoprono il fascino della birra: nel 2017 record nei consumi http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-02-05/gli-italiani-scoprono-fascino-birra-2017-record-consumi-192215.shtml
– Beer and health: from myths to science. Sierksma A. et al. European Journal of Clinical Nutrition 2012; 66: 869–870. Consumption of alcohol and cardiovascular disease mortality: a 16 year follow-up of 115,592 Norwegian men and women aged 40–44 years. Tverdal A. et al. Eur J Epidemiol 2017; 32: 775 – 783.
– Alcohol Consumption and Mortality From Coronary Heart Disease: An Updated Meta-Analysis of Cohort Studies Jinhui Z. et al. Journal of Studies on Alcohol and Drugs 2017; 78: 375-386.
– EUROPEAN CODE AGAINST CANCER https://cancer-code-europe.iarc.fr/index.php/en/ecac-12-ways (Accesso del 26.06.2018)
– Quanto alcol sto bevendo? Moltiplica per 8! Salute e Sicurezza Stradale: l’Onda Lunga del Trauma, a cura di Franco Taggi e Pietro Marturano, C.A.F.I. Editore, Roma, 2007, pp. 163-166
– Alcol: ma quanto ce n’è in quello che bevo? Salute e Sicurezza Stradale: l’Onda Lunga del Trauma, a cura di Franco Taggi e Pietro Marturano, C.A.F.I. Editore, Roma, 2007, pp. 157-161

Autore dell'articolo: Francesca Antonucci

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