Buon vino fa buon sangue, o buona memoria, o niente di buono

Buon vino fa buon sangue, o buona memoria, o niente di buonoIl vino, ma anche la birra, sono da sempre buoni compagni delle nostre ricette: difficilmente mancano a tavola. Complici l’abbondanza di immagini e suggestioni legate al calice nei momenti di svago i consumi nel tempo si sono spostati dal pasto al fuori: il vino per il 44% dei suoi consumatori si beve in giro (nel 2007 a pensarla così era solo il 38.9%). Chissà se a sostenere i consumi ci hanno messo lo zampino anche le diverse notizie sui vantaggi di questa bevanda. Una di queste è diventata addirittura parte del “sapere popolare”: “buon vino fa buon sangue”. Inutile dire che le prove sono latitanti e che la quantità di ferro nel vino rosso è davvero modesta solo 0.5 mg ogni 100 ml, poco rispetto ai 14 mg del fabbisogno quotidiano di un adulto. Poi è arrivato il resveratrolo, ormai declassato a un antiossidante come tanti. Ora invece siamo nella fase di “uno studio di che” e ce la stiamo vedendo con il rapporto tra il consumo di alcol e la demenza o mortalità.
Per capire gli studi però è necessario prendere confidenza con alcuni termini: prima di tutto con il concetto di unità alcolica visto che nelle ricerche non si misura il vino bevuto in bicchieri!

Unità alcolica

Si tratta di un modo per misurare la quantità di alcol effettivamente consumata: perché ogni bevanda alcolica, che si tratti di vino o birra o altro, contiene anche una certa quantità di acqua. Perciò serve impiegare l’unità alcolica per esprimere l’effettivo contenuto di alcol. Purtroppo si tratta di una unità di misura non standard, e infatti ecco come cambia secondo i criteri adottati nei diversi Paesi:
  • in Italia corrisponde a 12 g di etanolo;
  • in USA una unità alcolica è pari a 14 g di etanolo puro;
  • nel Regno Unito a 8 g di etanolo.
  • Rimanendo in Italia una unità alcolica, ossia 12 g di alcol, è contenuta in:
    • un calice da 125 ml di vino al 12%;
    • un boccale da 330 ml di birra al 5%;
    • un bicchiere da 80 ml di aperitivo al 18%.
    Sottili differenze che conviene comunque conoscere se si vuole interpretare bene uno studio o le norme di uno specifico Paese.

    Le ultime sull’alcol

    Due ricerche i cui risultati sono stati pubblicati di recente hanno attirato la mia attenzione, anche grazie a qualche titolo poco accorto che ha acclamato ai vantaggi o al contrario alla rovina di qualche bicchiere di vino.
    • In uno, pubblicato sul British Medical Journal, chi è astemio e chi abusa di alcol, più di 14 unità alcoliche alla settimana, ha mostrato di avere un rischio maggiore di soffrire di demenza. Ad una superficiale interpretazione si potrebbe dire che per chi beve al pasto ci si può aspettare un effetto protettivo. Tuttavia non si canta vittoria con uno studio prospettico di coorte, affatto adatto a stabilire un rapporto causa effetto.
      Per quanto infatti si tratti di uno studio ampio, 9087 soggetti, e di lunga durata, 23 anni, è comunque una ricerca che prevedeva la somministrazione di un questionario e ciò rende il dato ottenuto poco “forte” e possibilmente affetto da un errore sistematico. Lo studio in modo onesto non acclama ad alcun effetto protettivo delle bevande alcoliche cosa che tra l’altro non faceva affatto parte degli endpoint, cioè dello scopo per cui la ricerca stessa è stata disegnata! Mi piace a questo proposito riportare parte della discussione degli autori: “A key limitation, as in other observational studies, is the measurement of alcohol consumption using self reports. It is possible that systematic reporting biases affected findings, although comparison of alcohol consumption reported by the participants of the Whitehall II study suggests patterns similar to those in several other UK cohort studies.”
    • Un altra ricerca, pubblicata sul Lancet, è stata invece riportata con titoli meno trionfanti, perché si riferisce al limite di consumo e alla mortalità. I risultati hanno portato gli autori a concludere che la soglia per il minor rischio di mortalità per tutte la cause sia di 100 g di alcol a settimana: in termini di unità alcoliche significa poco più di 8 in Italia e circa 12 nel Regno Unito. Lo studio che ha condotto a questi risultati è una analisi combinata dei dati raccolti in 83 precedenti studi mediante la somministrazione di questionari: pertanto anche in questo caso i risultati possono definirsi indicativi e possibilmente affetti da un errore sistematico.

    Il principio di moderazione

    Oltre le semplicistiche conclusioni del tipo “bere vino protegge dalla demenza” o “se bevi muori” credo che l’aspetto più interessante delle due ricerche sia la moderazione, principio a cui si appellavano già gli antichi romani anche se non in tema enologico. È infatti del poeta Quinto Orazio Flacco (65 aC – 8 aC) la frase:
    “est modus in rebus sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum”
    Ossia
    “esiste una misura nelle cose; esistono determinati confini, al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto”
    In effetti non è possibile stabilire limiti al di sotto dei quali i rischi si annullano: le istituzioni sanitarie internazionali e nazionali individuano livelli e modalità di consumo che comportano rischi per la salute modesti e accettabili. Quantità che rimane limitata alle indicazioni del nostro Istituto Superiore di Sanità:
    • soglia del consumo moderato per gli uomini = 2 unità alcoliche (UA) in media al giorno;
    • soglia del consumo moderato per le donne = 1 unità alcolica in media al giorno.
    La necessità di perseverare sulla linea della moderazione è confermata anche dalla IARC, International Agency for Research on Cancer, che suggerisce nel punto 6 del Codice Europeo: “Se bevi alcolici di qualsiasi tipo limitare il consumo.” Ma conclude: “per ridurre il rischio di soffrire di malattie tumorali è preferibile evitare di bere alcolici”.

    Bibliografia e sitografia

    – Il consumo di alcol in Italia. ISTAT https://www.istat.it/it/archivio/215088 (accesso del 9.08.2018)
    -Relazione al Parlamento su alcol e problemi alcol correlati, anno 2017 http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3327 (accesso del 9.08.2018)
    – Miraggi alimentari 99 idee sbagliate su cosa e come mangiamo. Marcello Ticca. Laterza, 2018 – 234 pagine
    – Indicatori Passi: consumo di bevande alcoliche. Istituto Superiore di sanità. http://www.epicentro.iss.it/passi/indicatori/alcol.asp (accesso del 9.08.2018)
    -What Is A Standard Drink?National Institutes of Health https://www.niaaa.nih.gov/alcohol-health/overview-alcohol-consumption/what-standard-drink (accesso del 9.08.2018)
    – Alcohol consumption and risk of dementia: 23 year follow-up of Whitehall II cohort study. Sabla et al. BMJ 2018; 362: k2927
    – Risk thresholds for alcohol consumption: combined analysis of individual-participant data for 599912 current drinkers in 83 prospective studies. Wood AM et al. Lancet 2018; 391: 1513 – 1523

Autore dell'articolo: Francesca Antonucci

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